Parigi con 100 euro

Ciao viaggiatori!!!

La nostra meta di oggi sarà Parigi. Essendo innamorata perdutamente di questa città, non potevo iniziare meglio l’avventura su questo blog, se non partendo proprio con una meta che credo mi resterà sempre nel cuore. E’ nato tutto per gioco una sera, con i nostri amici più cari, Mick e Tash, perchè si rideva e scherzava sul far provare per la prima volta l’esperienza dell’aereo ad Alberto, mio fidanzato e compagno di vita da 11 anni. Inizialmente non avevamo una meta, bastava solo trovare un biglietto aereo super economico e buttarci così dentro Alberto terrorizzato già all’idea.Ma poi, a distanza di giorni, la nostra carissima amica Tash, maga nel trovare super offerte incredibili su internet, il fantastico 12 novembre 2015 è riuscita a trovare e a farci acquistare i biglietti aerei andata e ritorno per Parigi , a solo 42,00 euro con data 31 gennaio 2016- 3 febbraio 2016. Non potevamo trovare offerta migliore e non ci abbiamo pensato su due volte a convalidare il tutto e organizzare da li in poi il nostro viaggio, in una delle città più belle del mondo secondo me… senonchè…il giorno dopo è successo quello che noi tutti sappiamo al bataclan. Da li il terrore e lo spavento, sia appunto per le scene orripilanti che tutti i telegiornali trasmettevano e sia per la paura, anche se a distanza di due mesi, di voler partire. Siamo stati così nel dubbio e nel forse, fino agli inizi di gennaio non sapendo sul serio cosa fare… poi alla fine, parlandone insieme, abbiamo deciso comunque di partire. La nostra maga delle offerte si è messa alla ricerca di tutti gli hotel, ostelli, e ogni genere di alloggio fino a trovare l’offerta sensazionale che prevedeva 3 notti a sole 55,00 euro presso l’Hotel Victoria situato a Monmatre. Le recensioni non erano delle migliori, ma alla fine per quanto ci saremo dovuti stare in albergo, abbiamo deciso comunque di confermare le camere. Quindi con soli 97 euro  a testa, il nostro viaggio a Parigi c’era! Ora non restava che organizzare il viaggio vero e proprio che comprendeva tutto quello che avremo voluto vedere e visitare. Questo è stato compito mio e, carta alla mano, ho cercato informazioni su internet, cercando di organizzare così le giornate.  Ho segnato anche tutti i prezzi per i vari musei e le chiese, avendo superato noi i 25 anni di età, e tutte le informazioni utili. Un paio di giorni prima però, la tragedia! Il nostro caro amico Michele, è stato colpito da una febbre violentissima che lo ha portato a stare a letto fino al giorno della partenza. Io e Alberto eravamo veramente in dubbio se partire, perché questo era un viaggio che avevamo organizzato tutti insieme, ma sotto la grandissima insistenza di Michele e le minacce di donna Tasha  abbiamo preparato le valigie e abbiamo trasformato quello che doveva essere un viaggio tra amici, in un viaggio super romantico.

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Noi siamo partiti con easyjet e il nostro biglietto comprendeva solo il bagaglio a mano.  All’inizio, non vi nascondo, ero molto combattutta  all’idea di partire solo con questo. Pensavo che non sarei riuscita a farci entrare nulla, soprattutto perché faceva freddo, sapevo che Parigi era gelida per le mie temperature, e che a stento sarei stata in grado di inserire due maglioni all’interno e infatti, avevo già pensavo di occupare anche lo spazio della valigia del mio amato compagno di viaggio. Con il senno di poi invece, posso assicurarvi che è una valida soluzione per i viaggi brevi e che, facendo accurate cernite e scelte intelligenti, riuscirete sicuramente ad inserire all’interno tutto ciò di cui avrete bisogno.  Ma passiamo alla preparazione vera e propria. Andando sul sito easyjet, ma così come in tutte le compagnie aeree, ho segnato tutte le varie informazioni sul bagaglio a mano. Per Easyjet le misure del nostro bagaglio dovevano essere di 56x25x20, senza però limite di peso. In più, questa compagnia aerea considera come bagaglio a mano anche la borsa, per noi sfortunate donzelle, e quindi…. dovrete cercare di inserirla nel bagaglio. Io ho portato uno zainetto vuoto che ho tirato fuori una volta arrivati a Parigi. Cercate di essere abbastanza fedeli alle misure, perché sono veramente fiscali in aeroporto. Ci sono delle apposite cassettine di prova dove poter infilare il bagaglio. Se questo non corrisponde alla misura, allora ve lo faranno passare in stiva pagando un supplemento. Ve lo dico perché al ritorno è successo ad un sacco di persone, quindi cercate di non sgarrare.  Altra questione per i liquidi. Preparate una bustina trasparente e metteteci dentro tutti i liquidi (bagnoschiuma,shampoo,creme,liquido delle lentine ecc…) non superando i 100 ml. Sono davvero fiscali anche in questo e non si fanno il minimo problema a buttarli via. Un consiglio che posso darvi per esempio è quello di portare pochissimo bagnoschiuma e shampoo, perché è quasi sicuro al 100% che lo troviate in albergo. Ovviamente poi questo dipende dal tipo di alloggio che avete scelto. Altra cosa che non sapevo, ma che ho scoperto stesso li, se viaggiate con una reflex, sappiate che nel momento del check in, vi faranno aprire la valigia e ve la faranno passare fuori insieme ai liquidi. Quindi piazzatela in un posto comodo da poter cacciare e inserire subito. Io ho dovuto praticamente scavare nei meandri della mia valigia, perché non ricordavo dove avessi messo l’obiettivo. Detto ciò, comunque, sono riuscita tranquillamente ad inserire tutto quello che mi serviva,tra cui anche un paio di scarpe in più e vi posso assicurare che era anche troppo, perché alcune cose non le ho neanche adoperate.Sono anche riuscita a ricavarmi lo spazio necessario per poter inserire al ritorno qualche souvenirs.

Ma adesso passiamo al viaggio. Come vi ho scritto all’inizio del post, la nostra partenza era prevista per il 31 gennaio e dato che saremo dovuti partire con la macchina per arrivare a Napoli, Alberto da grande viaggiatore, si è informato su internet alla ricerca di un parcheggio  tranquillo e custodito dove poter lasciare l’auto. Napoli è piena di questi tipi di parcheggi, così come , penso lo siano anche le altre città. Ne ha scelto uno e ha telefonato chiedendo tutte le informazioni del caso. Ha risposto un signore gentilissimo che ci ha spiegato più o meno come funzionava il tutto.

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Avevamo l’aereo alle 10:25 quindi abbiamo deciso di partire alle 7:00 di mattina per stare tranquilli e non avere il rischio di avere problemi. Siamo arrivati a Napoli intorno alle 8:15 e una volta parcheggiata la macchina, il signore che ci aveva risposto al telefono ci ha accompagnati con la navetta fino all’aeroporto, dicendoci che avremo poi dovuto telefonarlo il 3 febbraio una volta atterrati di nuovo a Napoli. Arrivati all’aeroporto, siamo andati di corsa al bar a svegliarci con un caffè e poi abbiamo aspettato che aprissero il check in. Alberto era sempre speranzoso che da un momento all’altro potessero arrivare, a mo di  mamma ho perso l’aereo, Michele e donna Tasha, ma così purtroppo non è stato. Abbiamo cercato di ammazzare il tempo in tutte le maniere possibili e inimaginabili, cercando anche di studiare tutti i mille viaggiatori che c’erano in aeroporto e in base alle loro valigie, indovinare il luogo in cui erano diretti. Aperto il check in, ci mettiamo in fila insieme alle altre persone e li inizia la mia ansia. Non so perché, ma ogni volta che devo prendere l’aereo mi viene l’ansia del check in e del “adesso suono davanti a tutti” e puntualmente è così. Quindi per questo,cerco di togliemi da dosso veramente di tutto e mi dirigo verso il terrore e puntualmente… BIIIIIP… e dentro di me dico “ancora????perchè suono????che ho dimenticato???”  Questa volta erano le scarpe! Avevo messo un paio di stivaletti dimenticandomi completamente della fibbia e quindi i signori tanto gentili dell’aeroporto, mi hanno fatto tornare indietro facendomi togliere le scarpe e facendole passare sul nastro dei bagagli. Ora io, da donna sexy quale sono, quel giorno avevo avuto la genialata di partire con dei calzini non proprio sobri. A fare compagnia ai miei piedi, c’erano degli adorabili babbi natale con tanto di barba in 3d. E’ stato l’unico momento in cui, sotto l’occhio attento e incuriosito di tutti, non ne sono andata fiera. Comunque metto gli stivali sul rullo e io e i miei adorati babbi natale, ci dirigiamo di nuovo sotto la porta, questa volta non suonando. Ho fatto praticamente una corsa spietata per poter riavere le mie scarpe e metterle subito ai piedi. In tutto questo, il mio amato Alberto ha guardato tutta la scena ridendo!lo avrei ammazzato. Passata la prima figuraccia della giornata, ci dirigiamo così verso la fantastica zona del dute free. Compriamo due bottigliette d’acqua da poter portare in aereo e io decido di ingurgitare un cornetto per riempire lo stomaco e non rischiare di lasciare qualche ricordo in alta quota. Soffro terribilmente l’aereo al punto di stare male, quindi cerco di prevenire la cosa in tutte le maniere possibili. Preferisco riempire lo stomaco prima e smangiucchiare gomme per tutto il volo. Questo metodo con me funziona e oltre la nausea non sono andata. Quindi se anche voi, come me, soffrite l’aereo, mangiate prima,portatevi un pacchetto di gomme e prendetene una appena seduti in aereo.  Una volta mangiato, essendo noi due fumatori incalliti, siamo andati subito alla ricerca di una sala fumatori. Ci fumiamo così la nostra sigaretta scambiando anche qualche chiacchiera con una signora tanto simpatica che doveva andare in Germania. Salutata la signora e auguratole buon viaggio, ci dirigiamo verso il gate cacciando le carte di imbarco. Da questo momento in poi avevo perso completamente Alberto, aveva il terrore  negli occhi e l’ansia che saliva piano piano. Ha iniziato a farmi 3000 domande e io già li iniziavo a ridere sotto i baffi, vendicandomi in qualche modo per i miei amati calzini di babbo natale. Ci dirigiamo verso l’aereo, troviamo il nostro posto e mettiamo i bagagli negli appositi scomparti. Alberto decide di sedersi lato finestrino e io di fianco a lui. In teoria avevamo posti separati, ma approfittando anche dei posti di donna Tasha e Michele siamo riusciti a sederci vicino. Ovviamente come in tutti gli aerei e in tutti i voli, abbiamo avuto la sfortuna di avere dietro di noi la compagnia di una famiglia tanto, ma tanto ma tanto “allegra”, per modo di dire. Non parlavano…no…urlavano nel vero senso della parola, per poter comunicare tra loro e per tutto il volo, ci hanno accompagnato con musica ad alto volume e parole che è meglio non pronunciare per educazione, tanto da far innervosire anche le hostess. Da li ho capito che il loro è un lavoro difficile e che bisogna avere una pazienza smisurata. Allacciamo le cinture e iniziamo così la nostra dolce camminata sulla pista. Il volto di Alberto sembrava essersi rilassato, ma era solo apparenza perché appena l’aereo ha iniziato ad acquistare velocità per il decollo, il terrore è di nuovo venuto a bussare alla sua porta. Ha avuto un attacco di panico vero e proprio, tanto da iniziare a dire di voler scendere dall’aereo. Ha pronunciato anche lui parole irripetibili e ho abbandonato l’idea di filmarlo, mancando così alla promessa che avevo fatto a Michele e Tash, perché la situazione stava diventando ingestibile.

Ho cercato quindi di calmarlo, tranquillizzandolo sui vari rumori e suoni che sentiva e non facendolo guardare fuori chiudendo la tendina. Ho sofferto in silenzio senza agitarlo perché stavo male, ma male male male, e gli ho consigliato di poggiare la testa e riposare. Sono state due ore e dieci minuti  interminabili, tra la mia nausea accompagnata dalle risate per le reazioni di Alberto, la famigliola tanto carina dietro e una signora davanti a noi che ogni 10 minuti, si girava guardando me ridere con le lacrime agli occhi e Alberto bianco cadaverico che imprecava su quando fosse finito tutto. Era arrivato anche al punto da non voler prendere l’aereo per il ritorno, ma trovare un treno o un altro mezzo di terra che lo riportasse sano e salvo a casa. Il volo è stato tranquillissimo, il pilota è stato bravo facendo un atterraggio morbido quasi da non sentirlo e fortunatamente alle 13:45 tocchiamo terra. Facciamo sfollare l’aereo,prendiamo i bagagli e ci dirigiamo verso l’aeroporto. Ovviamente la prima sosta è stata quella del bagno con annessa sciacquata di faccia per Alberto, dirigendoci poi verso l’uscita. Viaggiando con easyjet si atterra all’aeroporto di Orly, quindi io da casa avevo preso informazioni per come muoverci e arrivare a Parigi da li. La prima cosa che notiamo cercando di trovare l’uscita, sono stati i militari che camminavano senza sosta,con tanto di mitra in braccio, nell’aeroporto. Cerchiamo di tranquillizzarci e rilassarci con una sigaretta all’esterno, iniziando già con lo sguardo di vedere dove prendere i biglietti per il bus. Veniamo anche avvicinati dalla famigliola “allegra” dell’aereo interessati di sapere dove alloggiavamo e se volevamo fare un pezzo di strada insieme, ma appena sentita la nostra meta, fortunatamente ci hanno abbandonati dicendo che eravamo troppo lontani. Pericolo scampato quindi. Comunque, appena usciti dal’aeroporto, di fronte a voi trovate la fermata dell’orly bus, con la biglietteria. Andiamo quindi a fare i biglietti decidendo di prendere anche quelli per il ritorno. Ogni biglietto del bus costa 7,70 euro quindi abbiamo speso 30,80 euro. Sinceramente questa è una cosa che consiglio di fare anche a voi. Cercate di acquistare anche i biglietti per il ritorno così il giorno della partenza non dovrete impazzire per trovare una biglietteria che li venda. Saliamo sul bus, cercando di infilarci i bagagli in mezzo alle gambe , e dopo 27 minuti circa arriviamo alla fermata che avevo segnato sui miei appunti, Denfert-Rochereau. Scendiamo nella piazza e andiamo subito verso la metro, che trovate praticamente di fronte, per acquistare i biglietti e andare così in hotel. Ogni biglietto della metro costa 1,80 euro ed è valido solo per una tratta. Vi consiglio vivamente di acquistare la paris visit, che è una sorta di abbonamento che comprende sia i mezzi che le varie attrazioni che potete fare in base al numero dei giorni di permanenza. Noi purtroppo non siamo riusciti a farlo per mancanza di tempo e vi posso assicurare che ce ne siamo pentiti amaramente. Comunque il nostro hotel era situato a Monmatre e quindi, essendomi informata sempre prima da casa, la linea che avremo dovuto prendere sarebbe stata la 4, quella fucsia per intenderci, con fermata  Marcadet Poissonniers. È un bel tratto e se anche voi avete preso una stanza nel nostro stesso hotel, vi consiglio di trovare posto a sedere perché sono più o meno 20 fermate da Denfert-Rochereau a Marcadet Poissonniers. Usciti fuori dalla metro, abbiamo avuto qualche difficoltà a trovare l’hotel tanto da dover chiedere informazioni ad una ragazzo che gentilmente ci ha addirittura accompagnati quasi davanti l’hotel. La prima impressione effettivamente non è stata bellissima, da fuori non ispira molta simpatia a voler restare a dormire, però una volta entrati, siamo stati accolti da un signore troppo simpatico alla reception che dopo qualche battuta fatta anche in italiano ha provveduto a fare le varie registrazioni e a consegnarci la chiave della camera.

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Prima nota dolente di questo hotel: leggendo varie informazioni su internet, donna Tasha nel momento della scelta delle camera ci aveva consigliato, anche se fumatori, di prendere una camera non fumatori in quanto in tutte le recensioni  che aveva letto dicevano che i piani delle stanze per fumatori erano invivibili talmente era forte la puzza di fumo che c’era. Quindi abbiamo seguito il suo consiglio.

Seconda nota dolente di questo hotel: purtroppo non dispone di un ascensore, quindi armatevi di tanta forza e pazienza per affrontare la scala a chiocciola che vi condurrà al piano della vostra stanza. Noi abbiamo avuto la fortuna di avere la stanza al terzo piano quindi non è stata tanto tosta.

A discapito di tutte le recensioni negative comunque, siamo rimasti abbastanza colpiti dalla stanza. Era veramente carina. Non era grandissima ma aveva tutto il necessario. C’era una finestra abbastanza grande con ringhiera per poterti affacciare, una scrivania, un televisore, un appendiabiti e il bagno con una doccia bellissima. C’erano anche i campioncini di bagnoschiuma, shampoo e saponette che sono stati cambiati, insieme agli asciugami, per tutti i giorni di permanenza. Abbiamo fatto la prova degli asciugamani il giorno dopo buttandoli a terra e controllandoli dove fossero sporchi. Quindi test superato.

Un punto a favore è sicuramente la possibilità di poter utilizzare il wifi gratuito. Il signore appena ci ha consegnato le chiavi ci ha anche detto immediatamente la password per il wifi così abbiamo anche risparmiato nelle varie telefonate da fare in Italia utilizzando le chiamate di whatsapp. Grazie signore gentile.

Non abbiamo avuto neanche problemi a dormire, perché nell’hotel nessuno ha dato fastidio e stessa cosa anche dal lato della strada, anche se si legge e si pensa il contrario per via del quartiere..


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Una volta sistemati i bagagli,li abbiamo praticamente buttati a terra aprendoli solo per tirare fuori gli zainetti da turisti,abbiamo deciso di non perdere tempo e iniziare fin da subito la visita della fantastica Parigi. Dove alloggiavamo eravamo abbastanza vicini da poter andare a visitare sia il Sacre Coure che il moulin rouge.Quindi zainetti in spalla, reflex al collo andiamo a chiedere qualche informazione al signore simpatico della reception che ci consegna anche la cartina della città. Io ne avevo già una, ma questa è risultata veramente comoda perché era piccola il giusto da poter essere messa in tasca. Cercate di munirvi di cartina perché è praticamente impossibile visitare Parigi senza. Durante la nostra camminata ci rendiamo conto di aver quasi terminato le sigarette quindi ci mettiamo anche alla ricerca di un tabaccaio. Sapevamo che in Francia le sigarette costassero di più ma presi dalla foga di partire, ci eravamo completamente dimenticati di acquistarle in Italia…bravi Federica e Alberto… quindi due pacchetti che in Italia ci sarebbero costati 8,80 euro in Francia li abbiamo pagati 18 euro. Siete fumatori?comprate le sigarette in Italia. Dopo questa grande spesa abbiamo deciso di limitarci molto con il fumo cercando di non comprare più sigarette. Arriviamo in circa 15 minuti di camminata, alle spalle della basilica del Sacre Coure evitandoci così,fortunatamente aggiungerei, tutta la lunga ed enorme scalinata sul davanti. La basilica è stupenda e vi consiglio di andare a visitarla. L’ingresso è gratuito e come già immaginavamo, c’erano dei poliziotti all’ingresso che controllavano tutte le persone prima di entrare. Ci hanno fatto aprire gli zaini, i cappotti e ad Alberto hanno fatto togliere anche il cappello. Vi lascio qualche foto della basilica all’interno.

All’uscita della basilica decidiamo di andare a vedere il quartiere degli artisti dove però siamo rimasti abbastanza delusi perché non c’era praticamente nessuno. Stesso nella piazza decidiamo di fermarci ad un bar per prendere un caffè da portare via e una bottiglietta d’acqua il tutto alla cifra di 4,50 euro! Da li capiamo che anche il caffè a Parigi sarebbe stato tabù e che l’acqua avremo cercato di procurarcela portando con noi bottigliette vuote riempendole poi per le fontane della città. Ci incamminiamo verso il moulin rouge facendo tutte le foto del caso

e dato che era ancora presto e io avevo il desiderio di andare a vedere la torre illuminata, decidiamo di acquistare due biglietti della metro con destinazione arco di trionfo. Appena usciti dalla metro ce lo siamo ritrovati li davanti in tutto il suo splendore e in tutta la sua grandezza con al centro fissata la bandiera della Francia.

Decidiamo di scendere i famosi champs elyseè per niente affollati. In realtà siamo rimasti abbastanza colpiti da non trovare la miriade di gente che pensavamo di trovare. Alberto mi ha tolto praticamente la reflex di mano e ha iniziato a fotografare tutte le macchine e le varie case automobilistiche che c’erano facendomi entrare anche alla citroen.

All’interno,scendendo al piano inferiore, c’è una mini attrazione dove pagando il biglietto di 2 euro ti facevano provare l’ebrezza dell’auto in corsa con tanto di rumori e vento. Potevamo non farlo? ovviamente no! Quindi affrontata l’avventura, usciamo fuori percorrendo ancora gli champs elyseè fino a trovarci di fronte LEI!. L’unica e la sola. La torre illuminata!!! È stata un’esperienza  indescrivibile, mi si è praticamente bloccato il cuore . e dopo il bacino romantico che era d’obbligo, iniziamo così a costeggiare la Senna bombardando la torre di foto in tutte le angolazioni.

Senza saperlo abbiamo trovato anche il monumento costruito in memoria di Lady Diana situato proprio all’ingresso della galleria dove purtroppo ha fatto incidente. Lo riconoscete perché è a forma di fiaccola d’oro ed è talmente grande che è impossibile non notarlo. Fatte comunque tutte le nostre foto e presi dalla fame e dalla stanchezza decidiamo di tornare verso l’albergo e trovare un posto dove mangiare. E qui altra nota dolente: per mangiare a Parigi bisogna essere quasi paperon de paperoni, ci sono prezzi assurdi e il solo pensare di spendere così tanti soldi per cose che in Italia avremo pagato per meno della metà ci faceva quasi innervosire. Quindi abbiamo optato per il classico dei classici. Il supermercato. Ed è stata una soluzione ottima ed economica per non lasciare l’intero stipendio a Parigi. Ve lo consiglio vivamente perché noi siamo riusciti a mangiare con 10,00 euro le stesse cose che nei locali avremo pagato il doppio. Vi faccio un esempio. Per mangiare una baguette mini farcita nei vari locali della città, sicuramente  non riuscirete a trovarla a meno di 6,00 euro, noi per il doppio della baguette andando al supermercato e riempendola con ciò che volevamo abbiamo speso 2,00 euro. Quindi fatta la nostra spesa che comprendeva anche la colazione per il giorno dopo, siamo andati in albergo a mangiare e presi anche dalla stanchezza del viaggio, siamo andati a dormire.

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Ci siamo svegliati abbastanza presto e Alberto, da fidanzato modello era anche andato al bar  per prendere due caffè e portarli in camera. Lo ha fatto per tutti i giorni che siamo stati li tanto che i baristi ormai lo riconoscevano e lo salutavano.

La prima meta della giornata era senza ombra di dubbio la visita al museo del Louvre. Ricordo a tutti che il museo di martedi  è chiuso quindi quando organizzate il vostro viaggio ricordatevi questa  cosa.Dunque, con il mio foglio sempre alla mano, reflex carica, cartina e zainetti diamo il via alla giornata. Prendiamo la metro e scendendo all’Operà, passiamo per Place Vendome dirigendoci verso la famosa Rue De Rivoli.

Qui ci siamo leggermente impanicati, perché abbiamo trovato la strada completamente chiusa con un poliziotto ogni 10 metri. Sono sincera,ho pensato al peggio. Ho detto : è finita. Ma poi alla fine, parlando con il ragazzo del negozio dove Alberto aveva preso un muffin gigante per fare colazione

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abbiamo scoperto che avevano chiuso la strada perché il presidente Hollande e consorte sarebbero passato di li a poco. Quindi dopo aver salutato Hollande e averlo ringraziato per lo spavento, ci incamminiamo verso il Louvre. 

Anche qui immaginavamo di trovare tanta gente e quindi tanta fila e invece siamo entrati quasi subito. Ci hanno fatto i dovuti controlli, qui addirittura tipo aeroporto, quindi immaginate la mia ansia, e siamo entrati nella piramide.

Ci siamo diretti subito alla biglietteria e in meno di due minuti abbiamo fatto i biglietti pagando 15,00 euro a testa. Presi dalla foga di andare subito a visitare le opere, come due battilocchi, ci siamo completamente dimenticati di prendere la cartina all’ingresso. Abbiamo provato per un po’ a visitare il museo così ma anche se tra una sala e l’altra c’erano le indicazioni per andare a vedere le opere più imporanti, il museo è talmente dispersivo da essere impossibile visitarlo senza cartina. Come due cretini abbiamo iniziato a girare per il Louvre guardando sia le opere che le panche dove si sedevano le persone con la speranza di trovare una cartina abbandonata e l’unica che siamo riusciti a trovare era in cinese. Ci siamo orientati un po’ con quella ma alla fine siamo tornati all’ingresso prendendone una in italiano. La nostra visita è durata circa due ore. Io da casa avevo segnato tutte le opere che volevamo vedere  e così è stato nettamente più facile. Organizzatevi un tour, di tutte le opere che a voi interessano perché visitare il Louvre alla cieca risulterebbe solo una perdita di tempo e basta. È praticamente impossibile visitarlo tutto in una giornata e dovete comunque fare una grande cernita.

Usciti dal museo la nostra prossima tappa era Notre Dame. Ci incamminiamo così lungo la Senna e dopo una bella camminata arriviamo a destinazione. L’ingresso alla cattedrale è gratuito e c’è un biglietto di 5,00 euro, se non sbaglio, per salire sulle torri. Noi non eravamo interessati alla torri quindi siamo andati a visitare solo la cattedrale. Notre dame è Notre Dame. Lo stile gotico delle chiese mi è sempre piaciuto e poi i gargoyle posizionati in alto mi hanno sempre affascinata. Lascio parlare le foto

All’uscita abbiamo chiesto anche ad un signore gentile di farci una foto e evidentemente, non sapendo usare la reflex o prendendoci gusto, ha iniziato a scattare foto a raffica tanto che alberto ridendo gli ha dovuto dire “stop,stop thank you!”. È riuscito ad immortalare anche un piccione che viaggiava per i fatti suoi. Abbiamo riso per buoni 10 minuti con le pance in mano.

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Dopo il divertente episodio, ripercorriamo la Senna tornando indietro dirigendoci così verso l’Invalides per andare a vedere la tomba di Napoleone. Era un bel tratto di strada a piedi e dato che si era fatta ora di pranzo decidiamo di fermarci ad un supermercato per fare rifornimento di viveri e di acqua. Come vi avevo detto prima, la nostra intenzione era quella di riempire le bottiglie di acqua vicino a qualche fonata. Udite, udite, non siamo riusciti a trovare una fontana per tutta Parigi e quindi ogni volta che ci fermavamo ad un supermercato facevamo rifornimento. Mangiamo dei tramezzini buonissimi e dopo aver fatto riposare piedi e gambe ci incamminiamo verso l’Invalides. Noi abbiamo fatto il biglietto di 8,00 euro a testa solo per la tomba di Napoleone decidendo di non vedere il museo de l’arme.  Dire che la tomba è mastodontica è dir poco e il pensare che al suo interno custodisce un uomo piccolo piccolo fa quasi sorridere.

Usciti dall’Invalies ci siamo diretti presso la famosa Place de la Concorde che mi ha ricordato tanto il film “il diavolo veste prada” nella scena in cui la protagonista getta il telefono nella fontana e da li abbiamo ripercorso a salire tutti gli chaps elysee.

Non potevamo tornare in albergo senza vedere di nuovo la torre ma dato che eravamo troppo stanchi di camminare, decidiamo di prendere la metro in modo tale da fermarci proprio sotto. Abbiamo percorso tutti i i giardini e poi siamo andati a riprendere la metro per andare a mangiare e a riposarci in hotel.

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La sera prima, mentre eravamo intenti a ingurgitare la cena,  stavo sfogliando la guida che avevo portato da casa e sia io che Alberto, siamo rimasti parecchio colpiti da una palla gigante a specchio chiamata Geodè. Dopo aver fatto qualche ricerca su internet, abbiamo visto che si trovava al museo della scienza e che era un cinema a 180 gradi. Quindi la nostra meta per il giorno dopo sarebbe stata quella. Visto il percorso da fare, nell’attesa che il fidanzato perfetto portasse i caffè della mattina, ci prepariamo per andare al museo della scienza. Una volta arrivati li, abbiamo avuto la fortuna di trovare un signore italiano che lavorava al museo e che gentilmente ci ha spiegato tutto quello che c’era. Decidiamo di fare il biglietto per il geode, 12,00 euro a testa aspettando così l’inizio del nostro film dalla durata di 40 minuti. Più che film era una sorta di documentario sugli orsi polari. Avviso che la visione è sconsigliata alle donne incinte di 6 mesi in poi. L’interno comunque si presenta tutto scuro e lo schermo è il lato della sfera stesso. Io e Alberto abbiamo fatto la corsa per andare a prendere i posti migliori battendo un cinese con la moglie che era intento a fare le foto anche ai pavimenti. La moglie sembrava quasi rassegnata ormai. La visione è stata sensazionale e se potete, vi consiglio veramente di andare perché merita sul serio. All’inizio fa venire un po’ di nausea ed è forse questo il motivo per cui è sconsigliato alle donne in dolce attesa, ma poi piano piano l’occhio si abitua. Avete una vera e propria visione a 180 gradi. Bello bello bello.

Usciti dal Geode e fatte tutte le foto alla palla, la prossima destinazione, ovviamente, non poteva non essere che la torre. Siamo andati quindi al Trocadero ammirando la torre in tutto il suo splendore e fatte anche qui tutte le nostre foto, ci siamo incamminati lungo la Senna verso la chiesa di Sant Michele.

È stata una camminata infinita e il tempo non ci aiutava perché aveva anche iniziato a piovigginare. Infatti una volta arrivati alla chiesa abbiamo preso subito la metro per rinchiuderci dentro la galleria la Fajette. Il giro li era d’obbligo solo per ammirare la cupola all’interno.

Un consiglio spassionato che vi do è quello di non acquistare alcun genere di souvenir perché trovate le stesse identiche cose nei vari negozietti della città alla metà del prezzo. Usciti dalla galleria e stanchi e distrutti decidiamo di andare in direzione dell’hotel per acquistare gli ultimi souvenir, cenare e andare poi a dormire.

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Il giorno della partenza purtroppo era arrivato e noi avevamo l’aereo alle 12:05 quindi la nostra giornata comprendeva solo la destinazione in aeroporto per il ritorno a casa. Lasciamo l’hotel intorno alle 8:00 andando a prendere subito la metro per arrivare a piazza Denfert-Rochereau e poter prendere poi l’orly bus. Dopo le noiose 20 fermate arriviamo alla piazza alle 8:45 circa e attendiamo il bus giusto per qualche minuto. Fatta anche qui la buona mezz’ora di bus arriviamo in aerporto alle 9:30 precise. Gli imbarchi li avrebbero aperti alle 11:30 quindi io e Alberto nell’attesa ci siamo diretti verso il check in, questa volta con calzini sobri e poi abbiamo cercato di ammazzare il tempo tra un negozietto e l’altro,una sigaretta e l’altra e una chiacchiera e l’altra e ovviamente non potevo andarmene da Parigi senza assaggiare almeno un macaron! 2,10 euro per un biscotto è assurdo me ne rendo conto… e pensate che c’era gente che comprava scatole e scatole intere spendendo capitali.

Abbiamo ovviamente preso l’ultima batosta a Parigi pagando 2,50 euro una bottiglietta d’acqua e  siamo poi saliti in aereo. Fortunatamente Alberto è stato molto più tranquillo, non abbiamo avuto dietro di noi famiglie “allegre” e il volo è stato abbastanza tranquillo, fatta eccezione ovviamente per la mia nausea e per il pilota che ha fatto un atterraggio pessimo tanto da non far partire neanche il classico applauso finale. Si è sentito di più un “AZZ!” generale.

Siamo atterrati alle 14:10 e Alberto ha chiamato immediatamente il signore del parcheggio che  è venuto a prenderci dopo una mezz’oretta circa per portarci alla macchina. Pagato il parcheggio di 16:00 euro, ci siamo così diretti verso casa un pò maliconici perchè il viaggio era finito e portando nel cuore il ricordo di quella magica città.

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  • biglietti aerei a/r   42,00
  • albergo (3 notti)  55,00
  • biglietti orly bus  30,80
  • biglietti metro (x24) 43,20
  • biglietti Louvre (x2) 30,00
  • biglietti L’Invalides (x2 16,00
  • biglietti Ge 60,00 circa

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Parigi è bellissima e merita di essere visitata. È magica e i parigini sono stati di una gentilezza unica. Ho passato 3 giorni stupendi senza preoccupazioni e con tanta voglia di visitarla. Ovviamente abbiamo per forza di cose dovuto fare delle cernite non vedendo cose importanti ma sarà sicuramente un motivo in più per ritornarci!!!

Federica

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