Attacchi di panico e come affrontarli

Un pò di tempo fa,mi trovavo davanti ad una tazza di caffè fumante, a parlare con un’amica del più e del meno. Avete presente quelle conversazioni assurde che si trasformano in discorsi filosofici collegando, discorsi su discorsi e senza poi rendertene conto, alla fine arrivi a parlare di un certo “Giancarlo che coltiva pomodori in Lapponia?!” Ecco, quella era la nostra conversazione.

Abbiamo iniziato quindi a parlare delle nostre classiche giornate e dopo aver toccato argomenti quali, “la fine del mondo” o “hai sentito parlare di…….???” ci siamo ritrovate ad affrontare il discorso: attacchi di panico. Sapete quanto io tenga a questo argomento e di quanto amore e costanza i miei attacchi di panico ci mettano ad essere con me, ogni volta che decido di andare da qualche parte. La mia amica mi raccontava quindi, di una persona che conosce e che per colpa di questi attacchi ormai, si era fatto mangiare e logorare al punto tale da non uscire quasi più di casa. Mi sono resa conto che, sempre più persone soffrono di questi disturbi e che alcune volte, la nostra mente diventa una vera e propria prigione. Colpita quindi in prima persona, mi sento in dovere di scrivere questo post, spiegandovi quello che faccio io e come li affronto. Premetto che sicuramente questo, sarà un post compreso solo da chi soffre di questi fenomeni, perchè credetemi, chi ha la fortuna di non soffrirne non potrà capire, considerando questi argomenti stupidi. In passato mi è stato detto dalle stesse “ma che sarà mai!!!!tu ti fissi su queste cose!!!” oppure “sei tu che te li fai venire perchè non vuoi andare in quel determinato posto!” Queste sono le classiche frasi dette, passatemi il termine, da idioti ed imbecilli, che parlano senza avere la minima idea di che cosa in realtà si provi. Non vi nego però che in alcuni casi sono riuscita a togliermi i miei sassolini nelle scarpe, quando alcuni di loro sono stati colpiti in prima persona e mi hanno detto “avevi ragione,ora capisco!” Credetemi, avrei voluto rispondere puntando il dito come fanno i bambini con un “AH AAAAAA!!!!!” però ho evitato. I miei attacchi risalgono più o meno a 6 anni fa e inizialmente, non sapevo cosa fossero. Sapevo solo che ogni volta che andavo a cena fuori e dove io non sarei potuta andarmene prima di una determinata ora, stavo male. E no, non me li facevo venire io, perchè non sapevo ancora che si trattavano di attacchi di panico. Il tutto iniziava con una botta ferma al cuore, che si trasformava immediatamente in tachicardia, seguita poi da vampate di calore che mi portavano a spogliarmi letteralmente, il tutto infine accompagnato da tremori alle gambe e nausea forte, al punto di pensare di dover rimettere da un momento all’altro. Il tutto terminava solo nel momento in cui tornavo a casa e mi mettevo nel letto a dormire. Dopo aver visto che questi strani fenomeni, ormai si ripetevano da un pò, decisi quindi di andare dal medico che mi disse “questi sono attacchi di panico cara Federica” prescrivendomi degli ansiolitici da utilizzare nei momenti degli attacchi. Cercai di chiedergli il motivo e ovviamente se c’era una cura, ma lui mi disse semplicemente che colpivano principalmente le persone sensibili che avevano avuto situazioni di forte stress. Per la cura mi disse che non c’era nulla e che forse, se ne sarebbero andati da soli con il tempo. Mi credete se vi dico che sprofondai nel baratro quando lo venni a sapere? Ero contraria a voler prendere ansiolitici, perchè sapevo che a lungo andare, avrebbero potuto portarmi dipendenza e mi rifiutavo solo all’idea. Vidi però che con il tempo, questi attacchi erano sempre più frequenti e presenti, quindi un giorno mi arresi e andai a comprare quelle che sono adesso, le mie gocce salvavita. Iniziai anche ad evitare tutte quelle situazioni che mi portavano in qualche modo a stare così male fisicamente. Però ovviamente non tutte potevano essere evitate e quindi, da stupida, prima di uscire prendevo giusto 5/6 gocce, pensando che poi gli attacchi non mi sarebbero venuti. Ricordo ancora la sensazione che provai la prima volta che le presi. Avevano un sapore schifoso ed immediatamente era tutto rallentato. I movimenti, le cose intorno a me andavano a rilento, ed io avevo una sensazione di benessere e pace interiore. Quando mi sedevo a tavola, con una mano mangiavo, mentre con l’altra stringevo la mia boccetta. Tutto sembrava andare per il verso giusto, gli attacchi non venivano più ed io, in questo modo, credevo di averli fregati per sempre. Una sera però non fu così. Presi sempre le mie gocce prima di affrontare la cena della vigilia di Natale a casa di mia zia ma poi, in pieno cenone..BOOM…. il cuore mi aveva dato la sua classica botta e la tachicardia e i tremori erano tornati. Sudata e bianca cadaverica, senza dire nulla, andai in bagno e mi buttai a terra. Ero incredula perchè l’attacco, nonostante io avessi preso le mie gocce, era li proprio in quel momento ed io non sapevo se potevo prendere altre gocce e se avrebbero fatto effetto. Dato che la situazione non passava e non sapevo più come gestire il tutto, decisi di prenderle arrivando quasi a 20 in quella giornata e magicamente, dopo neanche 10 secondi, tutto passò. Io stavo bene, gli attacchi se ne erano andati e tutto era tornato al suo posto. Si, io ero rincoglionita lo so, ma potei continuare la mia cena tranquillamente. Capì da quella sera, che era inutile prendere le gocce prima e che avrei dovuto farlo, solo nel momento dell’attacco. Comunque con il tempo, ho evitato sempre di più ogni uscita, inventando scuse su scuse, pur di restare a casa mia, unico luogo in cui non venivo colpita. Quando si decideva di organizzare cene con amici, io proponevo casa mia. Quando si decideva di organizzare qualche tombolata da qualcuno, casa mia era sempre aperta. Nessuno sapeva nulla, mi vergognavo a dire la verità ai miei amici. Solo Alberto sapeva tutto e spesso, mi aiutava con le scuse da inventare. E’ doveroso da parte mia, aprire una parentesi in merito: Alberto ha fatto cose per me che credo, nessuno mai farebbe. Ha sacrificato la sua vita per oltre 2 anni non uscendo più con nessuno, se non con me. Il sabato sera non esistevano più le uscite con gli amici e senza dire nulla, veniva a casa mia e guardava la televisione con me. Alcune volte cedeva, dicendomi che aveva il desiderio di andare a mangiare una pizza fuori con gli amici ed io, mi sentivo terribilmente in colpa perchè, tra tante ragazze che avrebbe potuto scegliere, era dovuto incappare in una dalla vita problematica e dagli attacchi di panico. Nonostante io gli dicessi “vai, esci con gli amici, vai a mangiare fuori”, lui era sempre li con me. Era diventato talmente bravo da capire anche il momento in cui ero in pieno attacco, guardandomi solo negli occhi. Sapeva che non avrebbe dovuto dirmi niente o toccarmi, perchè altrimenti mi sarei agitata ancora di più, ma in silenzio mi aiutava ad aprire le gocce e mi accompagnava fuori a prendere un pò d’aria. Mi accendeva una sigaretta, se ne accendeva una anche lui e fumavamo in silenzio, fino a quando non stavo meglio. Se poi l’attacco anche in quel caso non terminava, allora mi accompagnava alla macchina e da solo, entrava nel locale inventando una scusa al resto del gruppo e tornava da me, accompagnandomi poi a casa. Alberto è stato ed è anche adesso, il mio unico angelo. Alcune volte cercava di spronarmi, dicendomi che ero giovane e che non potevo ridurre la mia vita così. Dovevo cercare di affrontare la cosa e combatterla. Ma lui più mi diceva così ed io più mi rintanavo dentro casa. Gli urlavo “Tu non capisci,non sai cosa si prova e come mi sento!” Il tempo passava e gli amici non ci chiamavano più, nessuno ci invitava più da nessuna parte, pensando giustamente di ricevere l’ennesimo rifiuto ed io,  vedevo sempre di più la sofferenza negli occhi di Alberto sentendomi in colpa. Oltre alla mia vita, stavo anche rovinando la sua e capì che non era giusto. Così un giorno gli dissi di provare ad andare a mangiare fuori e vedere come andava. Lui era al settimo cielo! Facemmo le cose per gradi, un passo alla volta ed io dopo un pò, ebbi il coraggio di  spiegare agli amici più stretti, cosa era successo e perchè rifiutavamo ogni volta gli inviti. Iniziai a riprendere la mia vita in mano, decisi di affrontare di petto gli attacchi e con il tempo, ho imparato anche a gestirli da sola senza l’aiuto delle gocce. Da quegli anni ad oggi, sono cambiata molto. Ho sempre l’ansia e la paura di uscire, ma lo faccio ed è raro che prendo le gocce quando vado a cena fuori. Gli attacchi sono mutati presentandosi solo in luoghi chiusi e pieni di gente, ma io nonostante questo continuo a vivere la mia vita uscendo e viaggiando. Alberto è sempre con me e i miei amici mi hanno accettata per quella che sono. Mick e Tash con il tempo, hanno imparato a capire quando sto male e cercano ogni volta, di accontentare prima me e poi loro stessi. Anche se non lo dico mai, mi sento una persona fortunata perchè, nonostante tutti i miei problemi, non potevo trovare amici migliori e un fidanzato che amo e mi ama in questo modo. 

Mi sono come sempre dilungata con le parole, scrivendo un romanzo, ma ci tenevo con il cuore a scrivere di un argomento che mi tocca in prima persona. Non vergognatevi, non abbattetevi, ma cercate di prendere il toro per le corna ed affrontatelo!  Vivete, perchè la vita è una sola e rovinarla così è un peccato. So che è difficile, so che sembra impossibile ma a tutto c’è un rimedio e una soluzione. Fatevi aiutare da qualcuno, cercate aiuto e riprendete in mano la vostra vita!

Vi abbraccio forte

Federica

Annunci

25 thoughts on “Attacchi di panico e come affrontarli

  1. Io dovrei essere prescritta come calmante per gli attacchi di panico. Non so come, ma ho un amico che conosco da più di 15 anni… ha avuto crisi praticamente con tutti. Quando c’ero io, mai.
    L’anno scorso, con un’amica che conosco poco, siamo riuscite ad attraversare un locale affollatissimo senza che avesse grossi problemi. Fino a quel momento non sapevo neanche che soffrisse di attacchi di panico e ho seguito l’istinto. Le ho preso la mano e le ho detto di seguirmi, guardare solo me e siamo arrivate in un punto del locale meno affollato.

    Liked by 2 people

  2. Gli attacchi di panico sono una brutta bestia. Conosco persone che si sveglia(va)no nel cuore della notte e in pieno sonno colpiti da attacchi del genere. Se vogliamo è la meraviglia del nostro cervello che, senza che ce ne accorgiamo, elabora dati, situazioni e informazioni restituendoci emozioni, qualche volta, come in questo caso, del tutto incontrollabili. Comunque vedo dal blog che non ti sei data per vinta visto che nella tua vita non mancano i viaggi, pur trattandosi di situazioni che potrebbero portare un po’ di stress. Hai fatto bene a sparare la tua storia sul blog. Magari dai coraggio ad altre persone.

    Liked by 1 persona

    1. Hai detto bene,sono delle bestie incontrollabili che quando arrivano,nonostante tu sappia già quello che ti aspetta,sembra sempre la prima volta. Come scrivevo prima,con il tempo ho imparato a gestirli e a controllarli ma non ti nascono che, quando mi trovo in periodi di forte stress,non ce la faccio e quindi devo ricorrere per forza ad aiuti. Non mi sono data per vinta e nonostante questo problema, continuo a vivere non rinunciando a niente. Lo scopo del post è proprio quello di far capire a tutte quelle persone che soffrono di queste “bestie”, che si può continuare a vivere e a fare quello che ci piace. Sono contenta che tu abbia apprezzato e spero lo facciano in molti.

      Liked by 1 persona

  3. Hai raccontato bene….con cura e sensibilità.
    Farai un percorso e tutto passerà.
    E gran verità quando scrivi ”So che è difficile, so che sembra impossibile ma a tutto c’è un rimedio e una soluzione. Fatevi aiutare da qualcuno, cercate aiuto e riprendete in mano la vostra vita!”
    Un abbraccio!

    Liked by 1 persona

    1. Ti ringrazio molto. Sono parole scritte con il cuore perché sono quelle che ho ripetuto a me stessa per anni. Ho avuto la fortuna di incontrare persone che mi hanno teso la mano e aiutata ad alzarmi. Ho sempre reputato gli attacchi di panico come delle sabbie mobili dalle quali sembra possibile uscirne. Bisogna solo trovare il modo per farlo,perché si può. Ho buttato a nudo la mia storia,cercando come sempre di essere più sincera possibile,con la speranza di poter aiutare qualcuno. Ti abbraccio forte 😘😘😘

      Mi piace

    1. Dovevo farlo per forza perchè altrimenti sarei caduta in depressione e credimi se ti dico che mancava veramente poco. Ovviamente non ne sono uscita (credo che non ne uscirò mai) ma già il fatto di affrontare tutto con più tranquillità, mi aiuta molto. Ti ringrazio tantissimo per i complimenti e spero veramente con la mia esperienza di poter aiutare qualcuno.

      Liked by 1 persona

  4. Bell’articolo davvero! Non è facile essere chiari su questo argomento che, per la cronaca, è uno dei motivi per cui ho smesso di viaggiare. Viaggiare e non fare il turista ci tengo a sottolineare. Mah…chissà… però sento che il futuro mi riserverà belle sorprese in tema di viaggi…la Mongolia per cominciare! Un saluto e a presto!

    Liked by 1 persona

    1. Diciamo che non è facile, è vero. Io ho cercato nel mio piccolo di essere più sincera possibile, portando un messaggio positivo su un argomento che di positivo sembra non avere nulla. Sono sempre dell’idea che tutte le situazioni, anche le più nere possibili, hanno un angolo di luce. Basta solo aver la forza e la voglia di trovarlo. Ti auguro con tutto il cuore di poter viaggiare di nuovo, credimi! basta iniziare solo con piccoli passi. Ti abbraccio :*

      Liked by 1 persona

  5. E’ stupendo che tu ci sia riuscita, meno invece, quando diventa utopico per altri. Le mie gocce non bastano e le benzodiazepine sono peggio di un ago in vena dal Valium al Lexotanil non importa ma sono la stessa cosa. Avevo sentito che, in realtà, la cura esatta sarebbe stata quella degli antidepressivi e non tanto gli ansiolitici ma si sa che questi ultimi sono calmanti pertanto agiscono sul momento ma si rischia parecchio anche di aumentarne la dose a dismisura e a me questo è anche capitato per poi riuscire a regolare le dosi ma non sempre riesco a tenerle a bada. Comunque grazie per il tuo prezioso intervento di cui faccio subito accurata e preziosa attenzione e condivido sul mio Blog 😉 Sabry

    Liked by 1 persona

    1. Il mio medico gli antidepressivi non me li ha mai prescritti, forse perché mi conosce e ha valutato che non ce ne era bisogno.Credo comunque che la cura dipenda molto anche da che tipo di attacchi una persona ha. Hai ragione a dire che gli ansiolitici a lungo andare, portano e causano dipendenza ma credo dipenda anche dall’uso che una persona ne fa. Io fortunatamente riesco a non prenderli anche per 2 mesi di seguito e quindi, quelle 10/15 gocce che prendo, mi bastano per poter calmare la crisi. Poi, come ho scritto, ho imparato leggermente a gestirli e quindi alcune volte capita di non ricorrere alle gocce. Però mi rendo anche conto che alcune persone, hanno attacchi molto più forti dei miei ed è sicuramente molto più difficile. Resta il fatto che penso che qualsiasi attacco una persona abbia, deve cercare in tutti i modi,anche con le unghie, a riprendere in mano la propria vita e far capire a questi attacchi che siamo più forti noi. Ti ringrazio per aver condiviso questo post sul tuo blog, te ne sono veramente grata. Ti abbraccio veramente forte e…. daje tutta!!!! 😘😘😘😘❤️❤️❤️❤️

      Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...